"Frontiera, dal vocabolario: linea di confine che delimita il territorio di uno stato. Fig. linea che delimita o circoscrive: i confini della scienza".
Alcune persone costruiscono frontiere per separare, altri per controllare, altri ancora per ordinare, mentre molte persone ed esseri viventi, immaginano mille modi per varcarle. Le frontiere sono di tanti tipi: di ferro o di mattoni grossi resistenti per non far arrivare i messicani negli USA o gli africani in Spagna, mentre pollini e uccelli riescono a varcare leggeri i vietati confini.
Altre frontiere sono fatte da idee, da valori, da sentimenti, da concetti. Alcune di queste frontiere diventano pregiudizi, dogmi, divieti e anche odio.
A me piace pensare che la frontiera è come l'orizzonte, sembra che tutto finisca là, ma non é così.
Nella mia infanzia la prima frontiera che ho conosciuto era di acqua, il mare che separava la Spagna terra di mia madre e il Venezuela di mio padre.
Ho imparato a scuola, con fatica e dolore, che gli antenati di mio padre, gli indiani dell'America del Sud (ed anche quelli dell'America del Nord) erano stati quasi sterminati dagli europei: altro che scoperta dell'America!, com'era scritto nei miei libri di testo da piccola. Mentre a casa, mio padre venezuelano e mia madre spagnola, si erano scelti per amore e univano magicamente quelle loro due culture così diverse, per dare vita a me e ai miei fratelli.
L'amore può diluire le frontiere....
La forza e la ricchezza della diversità di quel amore mi portò a vent'anni a voler varcare le frontiere fra gli uomini studiando psicologia, poi la frontiera tra "folli" e "normali" diventando psicoterapeuta.
Ma quel amore mi permise sopratutto di varcare quella mia prima frontiera di acqua, degli oceani fra l'America e l'Europa, e di conoscere con gioia quello che sta al di là dell'orizzonte.
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